Il primo romanzo di Paolo Trucillo  
 
   
                                                         

 


 E' forse folle...
                
(
brano di pag. 31)
   

Questioni (pseudo)filosofiche e follia connessa

 

Il futuro è già nel presente

 

Chi ero prima di nascere? Bella domanda! Per caso abbiamo

ricordi di quando eravamo nella pancia di nostra madre? Cosa ci

dice la scienza? Non molto… ma se vogliamo sconfinare nella

religione… beh… c’è chi mi risponderebbe con sicurezza dopo

aver organizzato un discorso sulla “fede”.


Alcuni di noi avranno delle foto della propria infanzia…

sono testimonianze indirette, ma non assolutamente autentiche.

Non ricordiamo i momenti in cui ci hanno scattato quelle foto,

eppure è come se i nostri parenti ce le abbiano imposte, un po’

come fanno oggi i media per farci piacere determinate canzoni

commerciali. Ci assillano fino alla nausea e finiscono col convincerci

che quei brani musicali sono orecchiabili, ballabili, “pieni” di

significato e, insomma, stupendi. Da piccoli, certo, non ragionavamo

come abbiamo cominciato a fare anni dopo, non sognavamo

e neanche il nostro subconscio era in grado di partorire

pensieri incomprensibili, come in genere fa. Poi, tutto ad un tratto,

abbiamo cominciato a formulare pensieri autonomamente e

abbiamo pian piano acquisito anche una sorta di desiderio

d’indipendenza mentale. Tuttavia il problema che mi sono posto

non riguarda tanto il modo in cui abbiamo cominciato a pensare,

ma il modo in cui smetteremo di farlo. Mi riferisco, naturalmente,

alla fine della vita, un argomento decisamente “allegro”, che mi

provoca da anni profondi disturbi mentali.

Ogni tanto il problema mi ritorna in mente, e mi costringe a

mandar giù un gustoso bicchierino di grappa. Come dicevo, la

domanda che mi angoscia da tempo è la seguente: “Continueremo

a pensare dopo la morte?”. Le nostre celluline saranno del tutto

 consumate, trasformate in polvere o divorate dai vermi (io mi farei

cremare, se fossi in voi). Cosa rimarrà della nostra mente, cosa

rimarrà dell’anima e dei sentimenti? Che fine faranno tutti i nostri

ricordi e l’esperienza accumulata negli anni? Andrà tutto distrutto,

tutto evaporerà dal nostro cranio? Cosa se ne può fare un lombrico

del nostro più bel ricordo? Probabilmente lo defecherà, e il

“ricordino” da lui lasciato si trasformerà in terra. Il ciclo della vita

continuerà, ma che ne sarà di quel ricordo? Certo, un filo d’erba

nato dall’escremento del lombrico che ha mangiato il cervello del

defunto non possiederà il ricordo di quando quell’uomo aveva

rotto un bicchiere al tavolino di un bar mentre era in compagnia

della sua ragazza. E se anche potesse farlo, cosa se ne importerebbe

quel filo d’erba? Penso che dimenticherebbe il ricordo ereditato

da quello “sfigato”! Magari quel filo d’erba diventerà una vite che

produrrà altro vino che finirà in un altro bicchiere servito al tavolo

di un altro bar a due altri fanciulli di sesso discorde. Forse il vino,

ricordandosi quello che era accaduto allo “sfigato” del ciclo vitale

precedente, penserà di non far ubriacare il nuovo “sfigato”, così da

impedire che si rompa un altro bicchiere. Allora questo ricordo

potrebbe trasformarsi in una sorta di arricchimento del subconscio…

È sicuramente un argomento da approfondire.

Tornando a parlare di cose serie, il mio problema esistenziale

rimane ancora irrisolto. Dopo la morte, potrò continuare a

pensare? A questo punto, la parte razionale di me direbbe che non

sarà possibile, siccome le cellule grigie, di cui essa è costituita, non

esisteranno più. In questo modo essa firma la sua e la mia condanna

a morte; ma io, che da un po’ di tempo ho preso il sopravvento

sulla ragione, direi che la mia anima continua ad esistere. Non so

dove, non so come, spero tanto che esista un “mondo delle idee”

dove poter trovare sempre qualcosa di diverso e originale e dove

poter spaziare con l’unica parte del corpo che rimarrà: la mente!

Oppure sarà una trappola, un luogo misterioso e privo di vie

d’uscita, una lurida gabbia per menti che hanno voglia di volare.

Quale trauma sarebbe questo! Sarebbe ancora peggio della morte,

peggio della più atroce delle torture: una mente in gabbia per

l’eternità. È terribile, eppure è possibile. Quale tragico destino

sarebbe vivere in un oltretomba falso e ovattato, creato da qualcuno

o creatosi senza una spiegazione, come frutto di una stranissima

equazione stocastica costruita da chissà quale causa superiore…

Il futuro, il passato… cosa sono? Esistono tanti passati, uno

per ogni momento che avremmo potuto vivere. L’azione che ho

compiuto due anni e mezzo fa in quella determinata circostanza è

un “passato compiuto”, mentre tutte le altre cose che avrei fatto

appartengono ad altri passati. Anche se questi sono incompiuti,

esistono e sono ormai irraggiungibili. Due anni fa, per esempio,

sono morto; è uno dei miei passati, incompiuto perché, fino a

prova contraria, sono ancora qui.

Allo stesso modo esistono molti futuri, ognuno di essi ci

indica le azioni che potremo fare. In un futuro sono un ricercatore

squattrinato, in un altro scrittore squattrinato, in un altro ancora

sono un arricchito che vive di rendita e potrei aggiungerne molti

altri, lavorando un po’ con la razionalità, un po’ con la fantasia.

Sono già qui tutti i miei futuri, tutte le possibili strade da intraprendere.

Sono momenti che “ho già vissuto” nel futuro; il mio

compito è trovare la mia strada, fare la mia scelta. Chissà se anche

la scelta sia un’illusione controllata dall’alto. Non sarebbe più

libertà, la nostra. Sempre costretti a fingere di vivere in questa

gabbia senza sapere nulla di questa finzione. Anche tutto quello

che ho scritto potrebbe essere frutto di una finta scelta di scrivere:

in realtà, queste parole potrebbero essere state scritte da chiunque

controlli la mia mente al di fuori della società umana. Ma c’è

davvero qualcuno che ci controlla, un essere superiore che muove

i nostri fili, così bravo da farci credere che siamo liberi di muoverci

come vogliamo? Francamente spero di sì, perché mi dispiacerebbe

molto se le nostre cellule grigie, consumatesi dopo la morte,

non potessero produrre pensieri o regalarci emozioni.

 

Folle

È forse folle un folle che dice di essere folle quando vuole fare il

folle nei momenti di follia? E se non è folle, è forse da folle quello

che fa, quando fa il folle per sentirsi dire folle da chi in genere lo

chiama folle? E se è un folle, è solo un folle che fa il folle in quanto

folle; perciò è ritenuto folle da tutti gli altri uomini, folli, che

dicono di non essere folli, e lo giudicano solennemente folle.

Dalla Raccolta

“Paolo ha perso la bussola…

È completamente pazzo…”

 





                                                                                                       
                  
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